lunedì 22 aprile 2013

Intervista a Fabrizio Todisco, le #invasionidigitali







Da oggi ogni qualvolta nomineremo Fabrizio Todisco, indicheremo un meraviglioso team di oltre 250 persone che ha realizzato un sogno #invasionidigitali.

Un itinerario ed una rivoluzione che ha liberato la cultura, che non sarà mai più come prima, perché è un vento nuovo che ha reso fruibile la cultura a tutti.

Come concordavamo oggi con Fabrizio, questo progetto, che certamente proseguirà, ha avuto successo perché non vi era nessuna etichetta, anzi si è mosso su una spinta di un ragazzo semplice ed umile. Quest’ultime caratteristiche che ho più volte sottolineato, sono le uniche che possono aiutare le affermazioni e il successo di un progetto che fonde idee plurali per dar vita ad una grande idea, che le racchiude tutte.

Questa operazione se fosse stata condotta da cappelli privati o istituzioni, non sarebbe stata in grado di scegliere i migliori, che in questo caso, infatti non sono stati scelti ma attratti dalla INDIPENDENZA, di questo progetto.

Come ti è venuto in mente invasioni digitali?

Volevo fare qualcosa per promuovere il mio territorio, quello del Cilento, applicato ai beni culturali, per promuovere le risorse artistiche del territorio che spesso sono poco conosciute. Le soprintendenze spesso hanno pochi strumenti, poche risorse, spesso senza web. Tenuto conto che la situazione era simile in tutt’Italia, abbiamo quindi coinvolto tutto il paese.

Attualmente quanti sono gli invasori?

Il numero esatto non lo sappiamo, ma approssimativamente  250 circa, in tutte le regioni italiane.

Che riscontri state avendo?

Sono molto positivi, perché abbiamo lasciato massima libertà. Molte regioni, e quindi anche province e comuni hanno aderito, oltre le nostre previsioni. Alcuni esempi: Il numero di iscritti, il Mart di Rovereto con oltre 100 iscritti, che hanno creato un kit per gli invasori, ingressi  gratuiti, la possibilità di fare foto, che di norma non sono autorizzate, cosi come il Museo Diocesano di Brescia dove hanno scritto all’ingresso, grazie alle invasioni digitali,  “oggi è possibile fotografare. Abbiamo cambiato la cultura in una rivluzione culturale. Ci sono stati alcuni casi sebbene pochissimi di riscontri non del tutto andati nel migliore dei modi, ma sono davvero pochi.

La rivoluzione culturale ha funzionato?

Ha funzionato l’idea ,ovvero la causa, “liberiamo la cultura”, mettere in atto una rivoluzione che ha smosso tutti. Tutti hanno realizzato ciò che si erano preposti,  e si sono messi al lavoro. Abbiamo messo in piedi un “dream team” del marketing digitale italiano. Se lo avesse fatto una istituzione probabilmente non avrebbe scelto i migliori,  che in realtà noi siamo stati in grado di attrarre. Siamo stati un team virtuale che ha funzionato alla perfezione.


Questa community ovviamente proseguirà, quando finiranno le invasioni digitali ?

Avevamo l’obiettivo di lanciare un messaggio alle istituzioni, ed abbiamo centrato l'obiettivo. Molti musei per esempio, hanno aperto profili twitter,  molti siti che erano chiusi si sono aperti, dando massima disponibilità, abbiamo avuto la concessione di foto, mappato luoghi che non lo erano e molto di più. Ed è già un primo grande risultato. E’ la forza dei social media che ha reso tutto questo possibile e fruibile. I musei italiani, sono gli ultimi sui social media, nonostante siano i primi nel mondo ma ultimi nelle innovazioni. Una promozione dal basso, che è solo l’inizio del nostro lavoro. In particolare su Pinterest, trovate  moltissimi contenuti nuovi,  e molti altri che metteremo online, luoghi e siti che non avevano forma fino ad oggi.

Possiamo dire che sicuramente avremo altre edizioni di “invasionidigitali”

Ci sarà un proseguo o nel 2013 o nel 2014, tra noi decideremo. Un progetto che va migliorato e sviluppato.

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