venerdì 8 febbraio 2013

La Politica & il Turismo: NO Grazie









In questi giorni, sono aumentati sempre più gli spunti e varie analisi in relazione alle prossime elezioni, con particolare riferimento al Turismo.

Probabilmente l’analisi più corretta è stata quella di Cino Wang Platania, ripresa poi da Luciano Ardoino, ovvero l’analisi dei programmi “ufficiali” e ciò che in essi è riportato a proposito di Turismo, dei vari partiti politici.

Non mi occupo affatto fortunatamente di politica, ma come cittadino, resto sempre perplesso da quest’aspetto fortemente conservatore non solo verso il nuovo ma anche verso la parte peggiore che per anni ha caratterizzato questo paese. La sete di potere, l’affrancarsi a gente da spessore professionale pari a zero pur di ottenere risultati, appalti, concessioni, e quant’altro.

Cerco di spiegarmi meglio. Avevo già ampiamente sottolineato lo scorso autunno, alla vigilia degli eventi turistici, come in uno di essi si era iniziato un percorso di “deriva” politica. Alcuni dissero e scrissero che erano polemiche. Oggi ben lieto di vedere che questa è realtà palese, vorrei in queste ore vedere le “facce” di coloro che scrissero di serie a e b, e altri “individui” che seguirono tale scia.

Evito di elencare le varie espressioni che in alcuni circoli ricreativi di Facebook si sprecarono, perché non è questo il caso. Non faccio mai nomi ed elenchi, o taglia e incolla di questa roba. Sono individui, che ben mi vanto di non annoverare né tra colleghi perché non ne avrebbero facoltà, figuriamoci quindi come amici o semplici conoscenti.

Laddove non vi è rispetto per le opinioni altrui e vi sono attacchi personali, questo è già un tangibile segno che il colpo è andato verso il giusto target. Non a caso la “bestia” quando è chiusa in un angolo, reagisce con la massima violenza, come in effetti  fece.

Ritorniamo all’aspetto politico. Ho seguito alcuni scambi di battute scaturite dall’articolo di Cino, ed ho seguito chi non avendo inserito nel programma la parola turismo, si è poi affrettato a indire un congresso per parlarne. 

Purtroppo, nulla cambia e tutto resto come prima. Mi fa semplicemente rabbrividire il pensiero che in alcune eventuali commissioni o simili ci possano essere soggetti totalmente avulsi da questo settore. 

Sarebbe stato molto più saggio porre nel programma la parola turismo, piuttosto che ricorrere ad un congresso dell’ultim’ora che probabilmente avrà un effetto piuttosto negativo sull’esito del voto, stando a quanto privatamente molti colleghi sussurrano. Ammesso e non concesso, che si voti solo per l’aspetto turismo e non si veda la pienezza di un programma e del suo effetto sulla situazione generale del nostro Paese.

Non vi è dubbio alcuno, come sottolineavo prima, che i giardini di questi “soggetti” siano destinati a crescere, per motivi di interessi. Ben comprendo chi lavorando nel pubblico, sia tentato al “buon viso a cattivo gioco” pur di far parte di cerchie poco trasparenti, talvolta davvero da girone dantesco.

Una parte politica di questo paese, dovrebbe per statuto annoverare topics rilevanti come “rispetto delle opinioni altrui, amore della dialettica, attenzione ai giovani e alle fasce deboli” ecc ecc. Note che sempre da adolescente ho appreso ed apprezzato. 

Laddove invece, si includono soggetti che sono l’antitesi di quanto sopra esposto e a questo si somma uno spessore professionale davvero poco tangibile, la cosa diventa molto seria e merita certamente un’attenta riflessione.

Si parla e si discute di “content is the king”, the “brand Italia”, di “comparazioni turistiche con altri paesi” e via con altre parole ad effetto. Tutto ovvio e tutto ben scritto. Ma attenzione negli altri paesi, esiste qualcosa che stando a quanto sopra esposto, da noi, non è ancora arrivato. Quella parolina magica che si chiama “meritocrazia”.

Poco serve lavorare per costruire se continuiamo a chiamare architetti che non sanno nemmeno disegnare un tramonto, o ingegneri che non sanno reggere un righello. Il brand di un paese non è qualcosa di astratto, siamo noi che facciamo parte di questo settore, che diamo e conferiamo autorevolezza e professionalità a tutto questo, ma finché restiamo legati a vecchi schemi di spartizione di potere, non riusciremo a fare nulla di buono.

Fortunatamente  esiste il turismo in forma privata, che realizza, seppur con tanti limiti e molti difetti grandi e piccole cose, ed è forse questo l’aspetto più confortante, e trasparente.

Vi è anche da dire, che tanti che operano con la parte pubblica, che ascolto, stimo ed ho incontrato durante questi mesi, lavora in silenzio. Giovani e meno giovani, da Luca Marcelli a Josep Ejarque, passando per tanti altri, che non hanno nessuna necessità di accreditarsi verso costoro. Certo per alcuni di loro la strada sarà in salita, ma certamente avranno sempre il piacere di essere riconosciuti per quello che hanno realizzato e non certamente da chi erano accreditati.

L’Italia, quando si reca alle Olimpiadi, concede la sua bandiera ad atleti, che hanno, guadagnato grandi onori, sudando e lottando. Noi dovremmo cercare di fare altrettanto per il Turismo, concedere questa bandiera a coloro che hanno spessore professionale e non “ad una banda di straccioni”, che mal ci rappresenta e ancora peggio è ampiamente sconosciuta per opere e realizzazioni concrete.

Votare è una cosa seria, è un atto democratico, ed è un atto d’amore verso questo paese e verso le nuove generazioni. Non è retorica, perchè questo Paese ha guadagnato la democrazia, grazie a molti che si sono sacrificati per noi, sarebbe saggio ricordarlo ogni tanto.


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