Faccio una breve premessa, ovvero considererò in questo
post i canali offline B2B e i canali
online B2C, in quanto ormai di offline vi è rimasto davvero poco, fatta
eccezione dei tour operator i cui cataloghi si trovano nelle agenzie di viaggio, e
che comunque stampano sempre meno e sono invece sempre più online sebbene siano
B2B, eccezion fatta per alcuni che sono anche B2C.
Nei giorni scorsi, penso tutti abbiamo appreso della
chiusura di Octopus, ovviamente quando queste cose succedono, si susseguono
varie affermazioni come “fine di un’epoca”, “non erano interessati al B2C” ecc
ecc. Tutte affermazioni in parte condivisibili, ma che analizzano come spesso
accade, la punta dell’iceberg, senza minimamente porsi altre domande, molto più
concrete.
Partiamo da una considerazione che spesso sfugge a molti,
un operatore online, è fatto di persone non di computer, non sarebbe male
ricordarselo. Punto due, quando si
dismette qualcosa, vuol dire che tutti abbiamo fallito.
Ho fatto in queste ore alcune considerazioni,
consultandomi con alcuni colleghi, seguendo un grande evento come “LeWeb”.
Octopus nacque come valvola online di Gulliver, ma per il
segmento B2B, ovvero rivolto alle agenzie di viaggio, prima diretto dalla brava
Marta Deustch (oggi MD Tui) e in seguito dalla simpatica ed eccellente Simona
Cappellacci (con cui ho interloquito durante il WHR). Poi, tale cammino è stato deviato (primo errore forse). Bisognerebbe chiedersi come mai, nonostante –
apparentemente – diverse offerte economiche, Kuoni abbia deciso di non cederlo,
ma disattivarlo. Abbiamo scomodato filosofi,
economisti, storici……in queste ore, forse varrebbe la pena di scomodare Darwin.
Non è distruggendo o chiudendo che l’industria turistica si evolve, al
contrario fermiamo il processo, ed è proprio questo il problema. L’evoluzione
del turismo ha necessità di creare qualcosa di nuovo o di trasformare ciò che
già esiste, se interrompiamo bruscamente tale percorso, non riusciremo mai in
questa evoluzione.
Stiamo vivendo un periodo di forti cambiamenti,
differenziare offline e online ha davvero poco senso oggi. Sarebbe come dire “è
nato prima l’uovo o la gallina”. Tutti i suppliers B2B sono online anche se con
username e password, ma di fatto lo sono, pertanto identificherò gli offline in
questo post come B2B (Business to Business) come già precedentemente enunciato.
Servono? Certamente, perché in molti casi “nutrono” gli operatori B2C (online),
e migliaia di agenzie di viaggio, ma ancora per quanto tempo?.
Mi spiego meglio. Un tempo le compagnie aeree avevano
range di tariffe molto diverse tra operatori, agenzie dettaglianti e pubblico,
ora tutto questo è cessato, Se accadesse la stessa cosa nel sistema
alberghiero? Tale da avere tariffe quasi simili non solo tra B2C e Hotel cosa
che già accade, ma anche verso il canale B2B, tale da renderlo pressoché inefficace
Le grandi OTA, ma anche quelle medie tendono ad avere
contratti diretti con gli hotels, si servono del B2B” in rari casi,
diversamente dal passato, dove si attingeva molto dal canale offline.
Firmare un contratto con un operatore offline ovvero B2B,
e limitarne la diramazione online, oggi alle soglie del 2013, è assolutamente
anti-storico, sarebbe come impedire ad un aquila di volare. I wholesaler ovvero
i grandi operatori B2B hanno necessità di incrementare il loro portafoglio
clienti, oggi tutti sono online, ridurli in tal senso, bloccherebbe la loro
evoluzione. Alcuni ritengono che dovrebbero funzionare solo per i gruppi e non
per gli FIT (clienti individuali), altra “sciocchezza”. I canali B2B vivono di “camere
in allotment” (contingente predeterminato) con release (data rilascio camere),
ma questi provengono da vari canali che hanno venduto degli FIT, spesso online,
quindi comprenderete che il sistema non funziona affatto, perché le regole sono
cambiate totalmente.
Il problema del rapporto tra agenzie di viaggio e
operatori è sconosciuto a molti. Questo è il motivo per cui spesso, posso anche
sembrare per alcuni “troppo incisivo”, ma durante gli eventi, manca una visione
del mondo reale. Perché? Mi spiace dirlo, ma il motivo è la non conoscenza, perché
non vi hanno mai lavorato e nemmeno si prendono la briga di studiare.
Probabilmente invece di fare taglia e incolla di isteriche discussioni con
linguaggi da portuali o peggio, una maggiore attenzione al best practice
non guasterebbe . Vi riporto solo alcuni pezzi desunti dall’articolo di
Domenico Palladino del TTG, in relazione al contenuto di alcuni relatori del BTO.
Questo è fare di un evento un momento di analisi, ma chi lo ha fatto?
quelli che "fuori da BTO esiste tutto un mondo fatto di persone che fanno ancora alla vecchia maniera" sono un numero enorme è qui il vero gap fra un mondo ideale e quello reale (vale per tutti gli attori della filiera)
Come chiacchierano bene alla BTO, ma ci pensano che ancora gran parte della regione Toscana non ha copertura ADSL ? e molte altre parti d' Italia. cmq ringraziamo BTO, xkè in questi giorni ci fa sentire dei benemeriti cretini noi piccoli T.O. locali che ogni giorno andiamo in ufficio e apriamo le porte cercando di promuovere il territorio, la tipicità locale e non far sentire un turista un numero ma bensì una persona che possa vivere delle vere esperienze !Sante parole!!!!!!!!
Questa è la
realtà, ed è quella che io considero bene primario. La base dell’industria
turistica è fatta di vari e molteplici professionisti, troppo assenti dagli
eventi. Il turismo non è un industria “circense, con domatori di scimmie
ammaestrate, trapezisti, spesso senza rete, e patetici clown”. Ma lo ripeto,
da quelli che ci lavorano “dentro”, che conoscono la “filiera” e i loro
processi e le loro evoluzioni.
Oggi molti
operatori B2B, aiutano e supportano gran parte delle agenzie di viaggio, perché
le agevolano a costruire pacchetti in modo autonomo, per offrire al cliente –
quello che tanti vogliono, porre al centro ma solo a parole – la migliore
soluzione possibile. L’avvento delle compagnie low cost, la massiccia presenza
online dei grandi players ha costretto al cambiamento. Le agenzie di viaggio, si
stanno trasformando in “story teller” del loro territorio, tailor made, rendendole specifiche per alcuni segmenti del
mercato. Aspetto molto utile ed importante, perché è parte attiva ed integrante
dell’eco-sistema turistico di questo paese. Ci ritroveremo quindi con un numero
decisamente diverso di agenzie di viaggio ma molto più efficace del passato e
con una maggiore attenzione al cliente e al territorio. Ma questo è stato
possibile perché nessuno – fortunatamente – ha pensato di rottamare, ma invece
ha supportato l’evoluzione ovvero l’innovarsi. Lo avevo già “twittato” l’innovazione
non si compra all'outlet #SAPEVATELO
Veniamo ai GDS,
ovvero i sistemi con cui si prenotano – direi prenotavano – i biglietti aerei.
Io penso che questi andranno – anzi lo stanno già facendo – a evolversi in
qualcosa di totalmente diverso da quello che hanno fatto fino ad ieri. Sabre,
forse è quella più avanti degli altri. Oggi vede al suo vertice in Italia, l’eccellente
Marco Benincasa, ex MD di Galileo – Worldspan, e sono certo che farà molto bene.
Le agenzie di viaggio oggi, per la ridotta commissione – quasi assente direi –
tendono a prenotare online sui siti delle compagnie e unirli al pacchetto
desunto dal canale B2B. Ma vi siete accorti che nelle agenzie di viaggio, i
cataloghi Europa sono quasi del tutto scomparsi? Questa è la realtà, pertanto
le agenzie, quelle brave, hanno imparato il famoso “fai da te”, costruendo –
come si dovrebbe in realtà fare – e proponendo alternative al cliente, tali da
contrastare il mondo online, oppure legarsi ad esso. Tra i players B2C,
certamente Expedia è il miglior per aver ben compreso che con le agenzie di
viaggio serve il dialogo, lo ha fatto e lo sta facendo molto bene.
Il mondo
online, ovvero B2C, è solo un segmento dell’industria turismo, certo ne
parliamo e ne parlo più spesso, perché sarà – anzi lo è già – il futuro, ma
resta pur sempre un segmento, è non il solo segmento. Oggi il gioco è ridotto
ad Expedia e Booking, in Europa. Lo avevo già detto in un precedente post,
attenzione a vedere il mondo online di casa nostra come quello globale, NON è
così e non sarà così. Walter Lo Faro (uno che lavora nel turismo da 20 anni, da
Thomson a Tui e oggi Expedia) durante la BTO, lo ha detto, stanno
cambiando i “connotati etnici” dei nostri clienti.
Certamente non
è un bene per il cliente, questo duopolio, ma è altrettanto vero, che anche il
mondo online sta cambiando, stiamo passando in una fase diversa, molto diversa
e forse ancora più traumatica del passato. Io penso – forse mi sbaglio e ben
venga il contraddittorio – il mondo delle OTA, si reggerà sui social media e i
travel bloggers (quelli con contenuto e indipendenti), per questo supporto
Zenvioo, Gnammo, GoHasta, Treovi, e altri che si muoveranno in tal senso.
Le OTA piccole
e/o medie stanno cercando di specializzarsi in segmenti molto precisi Il caso
migliore è forse HRS, che sempre più tende a definirsi “Corporate”, vi sono
tuttavia segmenti ancora non “toccati”, perché complessi, ma sono certo che
prima o poi si arriverà anche a quelli.
Non so quando
Apple e Google saranno pienamente operativi, e se mai lo saranno. Questo
scompaginerà non solo il turismo ma anche le professioni al suo interno, e non
è detto che sia un male.
Una cosa resta
certa, anzi certissima. L’industria turistica necessita di dialogo, ma di un dialogo
serio e tra addetti ai lavori, serve ascoltare tutti, non è possibile pensare
ad evoluzioni usando affermazioni che reputo “pericolose”, anzi
bisogna contrastare questo tipo di pessima abitudine.
Questo è
uno dei motivi per cui appena viene
lanciata un idea di confronto come avverrà per i social media il 14 gennaio a Roma, vi è poi grande partecipazione. Chi forma la base di questa industria ha
aspettative partecipative e ha voglia di confronto e di dialogo. Quel dialogo
che alcuni vogliono rendere o “buonismo” o “mono-tematico”, ma ormai la strada
di un cambiamento diverso ritengo sia stata intrapresa, e difficilmente si
ritornerà indietro.

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