sabato 31 marzo 2012

In 10 punti, quel che penso di Groupon (e del ristorante intelligente)

Ogni tanto (quasi sempre) mi chiedono di Groupon. È successo in BTO, è successo al corso di ecommerce da Marketing Arena, è successo alla presentazione del libro a Faenza.
Sinteticamente, per punti, che dicono faccia più pagine viste, vi dico cosa ne penso:
  1. Gli strumenti non sono buoni o cattivi, dipende sempre da come si usano (tutto è puro per i puri, diceva Sant’Agostino, credo, ma non l’ho googlato);
  2. nessuno strumento è mai completamente salvifico o distruttivo;
  3. nessuno è obbligato a utilizzare nulla che non si voglia: se compravate senza fiatare dai vecchi agenti delle Pagine Gialle (che ora sono passati — armi e bagagli — spesso con Groupon) non usatelo, credetemi;
  4. se siete bravi nel vostro settore, incitate (e incentivate, sì anche tangibilmente) prima i vostri clienti a trovarne di nuovi, lo faranno volentieri;
  5. se proprio volete provare, classificate la spesa in pubblicità pagata in prodotti per provare ad acquisire nuovi clienti duraturi;
  6. se non misurate, come in ogni forma di pubblicità online, non saprete mai se ha funzionato o no;
  7. e non dovete  misurare quanti pranzi avete venduto, ma quanti clienti sono tornati;
  8. se volete che tornino, quelli che vengono con Groupon dovete trattarli meglio e non peggio degli altri (sembra scontato, ma succede di solito il contrario);
  9. se il bisogno è di distribuire i clienti in orari meno utilizzati, potete farlo anche da soli, abbassando e rimodulando le tariffe, spargendo la voce;
  10. se volete capire come fanno questi di Groupon a vendere i vostri prodotti (online) così bene, e perché voi non ci riuscite: 1) studiatevi i loro testi (che sono scientificamente studiati per quello scopo) e confrontateli con quelli schifosi che avete messo sul vostro sito — perché avete speso tutto in una grafica in flash e i testi li avete scritti voi, dieci minuti, una sera dopo cena — invece di pagare un copy che sa scrivere per il web e per vendere online; 2) studiatevi il loro modo di creare una newsletter e una lista vincente per quantità, aperture, e chiamate all’azione; 3) capite e copiate come fanno a incentivarne la crescita numerica e a diffondere le offerte sui social network.
In pratica, Groupon sfrutta l’enorme inefficienza che esiste nel mercato da entrambi i lati: sia dal lato dell’aggregazione della domanda in modo più etico per l’esercente e interessante per l’utente, sia (ora soprattutto) dal lato della presenza digitale degli esercenti. Groupon non è scienza missilistica, come si dice, ha fatto solo quello che serviva: portare sul marketing digitale quelli che non riescono ad andarci da soli, e a caro prezzo. (Di Groupon e dintorni, parleremo a un corso su ecommerce a Milano il 4 aprile)

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