venerdì 23 marzo 2012

Anatomia di un mistero



Di norma una giornata ci vede impegnati 14-15 ore più o meno, di cui 8 o forse anche oltre in ufficio, ovvero parliamo di qualcosa che si aggira tra 55% e il 70% della nostra giornata in ufficio.

In pratica i colleghi con cui condividiamo stanza, open space, o piano, ci vedono molto più di quanto non  ci  vedano i nostri figli, amici e parenti, a volte per anni, talvolta abbiamo visto "giovanotti" diventare "uomini" sebbene tutto questo può sembrare ovvio e lapalissiano, ma vedrete poi man mano leggendo che non è proprio così

Indubbiamente, gli affetti si scelgono, i parenti si acquisiscono, i colleghi ce li ritroviamo, ed è altrettanto ovvio che talvolta ci sono colleghi non graditi per un motivo o per un altro ,e poi ci sono quei pochi o molti con cui si instaura o meglio "si crede di instaurare un rapporto" che a volte va avanti per anni.

Il mondo del turismo poi sembra facilitare questo tipo di legame, in quanto è abitudine e consuetudine darsi del tu, indipendentemente dal ruolo o dall'età, e a volte lavorando spesso in contesti anglofoni dove "you" regna sovrano, tutto sembra essere più facile, ma non è affatto poi cosi.

Talvolta leggiamo libri che non sono mai stati scritti, bisogna tener conto delle sensibilità diverse, di chi ha una vita da ufficio e una vita fuori dall'ufficio, ovviamente una delle due è totalmente falsa, non è "umana" la doppiezza, ma è cosi.

Ma è fondamentale avere presente questo, spesso alcuni cercano come i medici legali di analizzare questo mistero, ma non è possibile, fa parte del "gioco" umano sebbene tutto questo non sia affatto un gioco.
Bisogna sempre ricordarsi che l'amicizia non si cerca, non si sogna, non si desidera, si esercita!. Per questo bisogna cercare di restare distaccati, soprattutto quando si esercitano ruoli di management, aver cura dei propri colleghi è fondamentale altresì comprendere e aiutare, ma attenzione ad avere delle aspettative, talvolta siamo portati noi a dover "gestire le aspettative" lo facciamo per i nostri riporti e i riporti dei nostri riporti, ma dimentichiamo di farlo per noi

Ci sono situazioni e momenti a cui è difficile dare delle risposte, e non bisogna tuttavia trovarle per forza, in una vita lavorativa di  un "manager" ci passano davanti volti e storie delle più svariate, talvolta succede di "assumere" persone valide che hanno seri problemi e crediamo ovvero pensiamo che questo si traduca poi in una "riconoscenza" niente di più errato e sbagliato. La domanda da porsi è "ho fatto la scelta giusta", spesso ovviamente è cosi, a volte non lo è, perchè non bastano mai le "job interview", per comprendere a pieno un nostro collega, ed è normale a volte "sbagliare".

La cosa più piacevole è vedere colleghi che noi abbiamo assunto, ora lavorare in ruoli "importanti" in "aziende serie", e faranno sempre da contrappeso invece "chi non riuscirà mai a elevarsi" ma non dovete farvene una colpa, non tutto ciò che viene seminato, cresce, e non tutto ciò che cresce riesce a non marcire, a noi è dato evitarlo, ma esiste anche "la libertà" di scegliere tra professionalità e mediocrità, non possiamo pretendere che tutti siano professionali, sarebbe una noia, e attenzione non è il ruolo che determina la professionalità, la stessa regola vale anche a tutti i livelli

Nessun commento:

Posta un commento